giovedì 10 gennaio 2008

GIANSANTI E CHIOLI DIALOGANO SUL CODICE DA VINCI

DIALOGO SU «IL CODICE DA VINCI» DI DAN BROWN

Dario Giansanti & Dario Chioli


http://www.superzeko.net/doc_dariogiansanti/GiansantiChioliDialogoSuIlCodiceDaVinciDiDanBrown.html




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Una premessa


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Come adatti complementi alla disamina Analisi de «La linea di sangue del Santo Graal» di Laurence Gardner, segnalo agli indirizzi

http://www.kattoliko.it/leggendanera/chiesa/davincicode.htm
http://www.cesnur.org/2003/mi_davinci.htm

due interessanti recensioni a Il Codice Da Vinci di Dan Brown, edito in Italia da Mondadori nel 2003. Sandra Miesel e Massimo Introvigne vi smantellano la costruzione dell'autore – analoga a quella di Laurence Gardner, nonché a quelle di Baigent Leigh e Lincoln e di altri simili mistificatori che sfruttano a fini commerciali le predisposizioni anticattoliche e le mode pseudoesoteriche del mondo anglosassone – mostrandone le incredibili incongruenze storiche e la totale malafede.

Vi emerge chiaro anche il collegamento di quest'opera a quell'origine di coscienti mistificazioni ai limiti della demenza che sembra essere il cosiddetto «Priorato di Sion», che si spaccia per antico ma è stato creato a partire dal 1956 da alcuni mistificatori speculando sull'aura misteriosa che aveva circondato le ricerche del parroco di Rennes le Château don Berenger Saunière (1852-1917). Tale «Priorato» è ormai citato come riferimento in tutta una serie di opere che a essere benevoli si possono definire stupidaggini, ma che sono per la verità contrassegnate altresì da un inequivoco marchio anticristico.

Spiace che in tali follie venga sempre coinvolta da una parte la figura di Maria Maddalena e dall'altra il culto della dea (ovvero, per capirci, dell'energia divina, qual è rappresentata anche nella tradizione ebraico-cristiana come Spirito Santo/Shekhinà e come Sophia), soggetti ambedue meritevoli di ben più attenti studi.

Spiace pure che sigle editoriali un tempo serie come Mondadori sponsorizzino ora operazioni di così discutibile livello, ma tant'è, vi è chi per far soldi venderebbe sua madre, per non parlare di Cristo, anche per meno di trenta denari...

Dario Chioli
[19.VII.2004]





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Dialogo su Il Codice Da Vinci


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Un incoraggiamento

La tua bocciatura di Gardner non solo mi è piaciuta, ma l'ho stampata e distribuita a conoscenti e amici, soprattutto a quanti trovavano il libro illuminante e bellissimo.

Urge ora una bocciatura magistrale e definitiva de Il Codice Da Vinci. Quella di Sandra Miesel – mi spiace dirlo – non è del tutto convincente: non può attaccarsi al cattivo gusto di Brown per la scelta dei nomi al fine di stroncarlo ideologicamente.

Ma un autore che crede che Da Vinci sia un cognome non può passarla liscia!


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Perplessità

Il Codice Da Vinci, per stroncarlo dovrei prima leggerlo, e perciò dovrei comprarlo, e la cosa mi ripugna un po'. Vedremo...

Del resto dovrei stroncare anche il libro di Baigent Lincoln e Leigh sul Graal, padre recente di tutte queste scemenze.

Ma allora non la finisco più, ho bisogno di aiuto, di un nuovo Index prohibitorum...

Dario Chioli
[14.IX.2004]


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Un dialogo istruttivo

– Se guarda attentamente l'Ultima Cena, vedrà che il personaggio accanto a Gesù è una donna!
– Ma quello è San Giovanni.
– Invece no, Leonardo fece finta di dipingere Giovanni, invece dipinse la Maddalena.
– Ma da che si capisce che è una donna, scusi?
– Innanzitutto è l'unico senza barba.
– Beh, ma è proprio questo che lo identifica come San Giovanni. Giovanni era un ragazzino, il più giovane degli apostoli...
– Poi, se noterà, ha il seno...
– Boh, mi sembra un po' ridicolo mascherare la Maddalena da San Giovanni e poi fargli le tette...
– E infine c'è questa «M» dipinta sul davanti a identificare il personaggio con la Maddalena...
– Io non vedo nessuna «M», e comunque, se questo è la Maddalena, allora gli apostoli sono undici. Qual è quello che manca?

Questo dialogo è stato il tormentone della mia estate. Ho ahimè ordinato pile alte così del Codice Da Vinci, per poi intrecciare con i clienti accese ed estenuanti discussioni. L'affresco leonardiano naturalmente non c'entra molto con gli spropositi centrali del libro, ma è un ottimo esempio di come si spaccino per fatti delle affermazioni del tutto gratuite. Questa di San Giovanni che sarebbe la Maddalena en travesti non è nemmeno la più grossa.

La vita è troppo breve per perder tempo dietro il peggio trascurando il meglio. Io il libro l'ho letto in un paio d'ore, in libreria, col metodo di lettura veloce che utilizzo per i Libri Che Stimolano La Mia Curiosità Quel Tanto Per Capire Di Cosa Parlano Ma Non Così Tanto Da Volerli Gustare (non ricordo se c'era anche questa categoria di libri nella Notte d'inverno di Calvino, al limite l'aggiungo io).

Ormai non mi stupisco più dei gusti del pubblico ma quando ho letto Il Codice Da Vinci sono rimasto sconvolto dall'ammasso di stupidaggini spacciate per vere che il Signor Brown infilava l'una dietro l'altra. Non ti tedio con l'elenco, ché le conosci anche te. Ma uno che confonde il concepimento virginale con l'immacolata concezione mi sembra che in quanto a teologia non sia molto ferrato.

Ora, quando io incontro qualche stranezza o contraddizione nei Vangeli, non vado subito a pensare che qualcuno (la Chiesa) abbia tagliato o modificato qualcosa che non voleva che io conoscessi. Sicuramente duemila anni di teologi si saranno imbattuti in quella difficoltà prima di me e l'avranno già sviscerata, commentata e magari risolta. Esempio: il fatto che non si sappia chi erano gli sposi a Cana non significa che qualcuno ha voluto tacere sul fatto che lo sposo fosse Gesù, significa semplicemente che l'evangelista non riteneva necessario quel dettaglio. L'autore ha riferito ciò che secondo lui dovevamo sapere. È quindi più sensato, se vogliamo penetrare le intenzioni del testo, comprendere cosa c'è e cosa non c'è (già la trasmutazione dell'acqua in vino si presta a una montagna di interpretazioni, senza andare a inventarci presunte nozze mistiche di Gesù).

Circola la malaugurata idea che il Vaticano nasconda nei suoi penetrali segreti inconfessati, «Celate Verità». Che forse, se andassimo a frugare in quella biblioteca troveremmo antichi documenti dove si rivelano cose segrete come... che Gesù era sposato. La cosa curiosa è che la Chiesa non ha mai affermato che Gesù non fosse sposato, ma semplicemente, come risulta dalle parole di Gesù (il famoso «farsi eunuchi per il regno dei cieli»), che vivesse in castità.

Certo è strano che un ebreo trentenne della sua età fosse scapolo, ma sappiamo che nazirei ed esseni e chissà quanti altri mantenevano il celibato, e certo è che dell'ebraismo di quell'epoca non sappiamo quanto ci piacerebbe. Conosciamo inoltre un delicatissimo passo di Luca che, interpretato così e cosà, adombrerebbe che Maria sorella di Marta fosse moglie di Gesù, ma riassumendo il tutto, non è scritto da nessuna parte che Gesù fosse o non fosse sposato. Il fatto è che non si sa. Come quelli che pretendevano che Gesù non avesse mai riso perché sul Vangelo non è mai scritto esplicitamente che ridesse.

(Il mio vecchio prof di religione argomentava che essendo Gesù onnisciente non potevi sorprenderlo raccontandogli una barzelletta che non sapesse già!)

Ora su questi punti si può dire quello che si vuole, ma qualunque cosa sarebbe solo un'ipotesi del ricercatore. E sicuramente non significa che una verità è stata nascosta. E i vangeli di Nag Hammadi (che ora va di moda citare a profusione, specie se non si sono mai letti) sono utili per uno studio di certe correnti gnostico-cristiane... ma è ridicolo pretendere che siano fonti concorrenti dei vangeli canonici.

Dario Giansanti
[16.IX.2004]


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Per gli struzzi non conta «cosa» bensì «con chi»

Qualcuno ha detto di me che ero troppo cattolico per via della mia critica a Laurence Gardner. Sta di fatto che per un sacco di gente non conta «cosa» bensì «con chi». Se gli sta bene il «chi» mandano giù peggio che uno struzzo. Pensa alla Profezia di Celestino: non mi capacito ancora che abbiano potuto vendere milioni di copie d'una simile cosa mal scritta e inverosimile...

Non è che il mistico o l'esoterista non debbano essere razionali, anzi, è proprio con la ragione che si riesce ad andare di là dal razionale. Senza, si è solo irrazionali, ovvero minchioni.

Senti, visto che il libro di Dan Brown l'hai letto, e la stroncatura l'hai quasi montata, perché non finisci di montarla del tutto, che così te la metto su SuperZeko insieme alla mia di Gardner? Così sopporterò teco il peso del ludibrio che ti vorranno appioppare gli adepti new age, ludibrio che dev'essere fonte del nostro gaudio...

Dario Chioli
[16.IX.2004]


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Una specie di Protocolli dei Savi di Sion anticattolici

Domine, non sum dignus!

Tu presumi troppo da me, caro omonimo. Non sono così ferrato da poter fare una critica puntuale e feroce a tutti gli svarioni storici, artistici e teologici del libro.

Ad esempio, se non avessi letto il saggio della Miesel dubito che avrei pensato che il rogo dei templari avvenne durante la cattività avignonese: su questo e altri dettagli mi sarei limitato a fidarmi dell'autore, senza la fatica di andare a controllare sull'enciclopedia.

Ma al di là dei dettagli colti, la verità è che il libro è un prodotto volutamente mirato ad aver successo, che incanta gli allocchi spacciando falsa cultura e un anticonformismo costruito a tavolino.

Vorrebbe essere una specie di Protocolli dei Savi di Sion anticattolici in formato best-seller ma è semplicemente un brutto thriller.

Quando ho cominciato a leggerlo, non sapevo bene di cosa parlasse. Il libro inizia con questo Saunière (il nome ovviamente è casuale...) guardiano notturno del Louvre, che viene ucciso da un colpo di pistola.

Non ricordo perfettamente i dettagli della scena, comunque, prima di morire, questo tizio, che è naturalmente l'ultimo gran maestro del Priorato di Sion, si spoglia nudo e si distende al suolo nella posa del canone di Vitruvio, dopo aver scritto accanto a sé, utilizzando come inchiostro sia il proprio sangue sia quello di una penna a ultravioletti, un messaggio cifrato che utilizza i numeri della serie di Fibonacci mescolati ad arte e alcuni anagrammi, uno dei quali dà il nome di Leonardo da Vinci. Inoltre si disegna (non ricordo per quale ragione) una stella sulla pancia e vari altri simboli alchemici.

Fatto tutto questo, muore tranquillo, certo che la polizia, incapace di venire a capo del suo rebus, chiamerà sua nipote Sophie, esperta in codici cifrati, la quale, svelando ogni cosa nel modo corretto, arriverà a scoprire di essere lei l'ultima discendente della stirpe merovingia, etc. etc.

Vorrei che, prima di andare avanti con tutto il romanzo, l'autore si mettesse nei panni di un tizio che, sul punto di morire, ha tutto il tempo e il sangue freddo di congegnare un tale machiavello, ben certo che chi lo decifrerà sarà proprio sua nipote, la quale arriverà certamente a certe conclusioni, andrà in certi posti, leggerà certi libri, guarderà certi quadri, farà certe congetture e scoprirà le cose che egli vuole che scopra.

L'autore ha certamente impiegato un'estate intera per creare questo rebus che il povero Saunière deve mettere insieme frettolosamente nei pochi minuti di agonia prima che la vita lo abbandoni sul pavimento del Louvre.

Dan Brown si deve essere certo detto: se il lettore crede a questo, posso propinargli di tutto.

Questa non è una critica ideologica, ma semplicemente un piccolo esempio dell'assoluta mancanza di coscienza letteraria del romanzo!

Vedi, io non pretendo da un libro che sia attinente alla verità costituita. Tra i libri che adoro ve ne sono alcuni di cui non sottoscriverei una riga, La dea bianca di Graves, ad esempio. È un libro affascinante, colto, profondo, assolutamente non banale, scritto con una perfetta coscienza poetica, ma assolutamente inattendibile per quanto riguarda le pretese di ricostruzioni di una religione neolitica. Anche se poi trovi La Dea Bianca citata in un sacco di saggistica di argomento celtico, perlopiù in libercoli con titoli tipo Il mistero dei celti, in genere scritti da donne, un po' new age e un po' Zimmer Bradley.

Ho scambiato una serie di missive con un tale proprio sul dilemma di Gesù e Maddalena e dei Merovingi.

Della leggenda per cui Maddalena era stata in Francia ero venuto a sapere tempo prima, per vie traverse, quando, cercando materiale sul monumento gallico che gli archeologi chiamano Tarasque de Noves ero venuto a scoprire che la Tarasca era un drago che anticamente affliggeva la popolazione dell'attuale città di Tarascona e che fu domato da Santa Marta, la quale era venuta in Gallia insieme a Maria e Lazzaro.

I resti di Marta riposano, almeno secondo la tradizione, proprio a Tarascona, e tutti gli anni verso la fine di luglio la storia viene rievocata con una processione in cui viene portato in giro per la città una specie di tartarugone gigante che emette fumo dalle narici.

I successivi addentellati della leggenda – come tentavo di spiegare al mio interlocutore – presumevano che la Maddalena fosse una stessa persona con Maria sorella di Marta, e questa era un'idea piuttosto tarda.

Ora, è vero che la Leggenda Aurea tratta di Maddalena in Gallia, la quale avrebbe convertito un principe locale al cristianesimo col fare in modo che la moglie sterile partorisse un figlio, che comunque non fu l'antenato dei Merovingi.

Questo è quanto affermano le pie leggende e, che io sappia, non c'è altro (la storia di Giuseppe di Arimatea che poi sarebbe finito in Britannia col Graal, anche se in certi libri di divulgazione finisce per ottenere un passaggio sulla barchetta di Santa Marta, appartiene in realtà a un altro ciclo di leggende).

Invece, le uniche fonti dove si tratta di un matrimonio di Gesù con Maddalena, sono un paio di apocrifi gnostici, che vanno letti secondo una teologia differente (il matrimonio del Logos e della Sophia), e conciliarli con le leggende su Marta in Gallia è già un bello sforzo di interpretazione (del resto anche passare da San Grail a Sang Réal è un bel tirare i capelli alla filologia...).

Come sostenere l'esistenza di una corrente alternativa del Cristianesimo, osteggiata dalla Chiesa Cattolica, partendo da un paio di leggende medievali e da un vangelo gnostico che tutti citano ma che nessuno ha letto?

Il mio corrispondente rispondeva a queste mie obiezioni che lo scemo ero io a fidarmi dei Vangeli, che erano stati abilmente manipolati dalla Chiesa.

Io gli rispondevo che delle fonti autentiche e antiche, per quanto manipolate, sono sempre più autorevoli di nessuna fonte.

Ma la realtà è che il mio corrispondente citava passi dei Vangeli quando gli faceva comodo; quando i Vangeli negavano il suo pensiero, ecco che erano stati manipolati.

Mi sembra che ipotizzare manipolazioni ad hoc sia un ottimo modo per avere sempre ragione.

Dario Giansanti
[23.IX.2004]


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Alla fine anch'io l'ho letto

Alla fine ho letto Il Codice Da Vinci (sono riuscito a non acquistarlo in quanto mi è stato prestato da un'amica). Devo dire che in fondo, prendendolo come un giallo, mi ci sono abbastanza divertito. Un po' debole sul finale, ma ben tradotto, con un discreto ritmo da film, se però si riesce – ed è difficile per chi abbia un minimo di cultura – a non ridere degli pseudosegreti che vi vengono seriosamente esposti, e che costituiscono la ragione – povero mondo nostro! – del suo successo.

Sul merito di quanto en passant vi si afferma come segreto svelato, mi ritrovo sostanzialmente concorde con quanto ne hai detto tu. È un seguito di esagerazioni e di mistificazioni.

Per esempio io non nutro particolare simpatia per l'Opus Dei, che del resto conosco poco, ma la sua presentazione come fonte di tutti i mali è una vera ridicolaggine, che echeggia il peggio della libellistica protestante di altri tempi. Quanto alla storia dei Merovingi come discendenti di Gesù e Maddalena e a tutte le altre amenità, non potrei che ripetere quanto ho già detto a proposito di Laurence Gardner.

Ci si chiede dove voglia andare a parare tutta questa vera e propria «scuola» mistificante con le sue genealogie blasfeme, le sue paranoie complottarde, le sue parentele nazistoidi ecc. Forse vogliono solo fare soldi, ricavare un'immagine mediatica, ritagliarsi un ruolo.

Certamente ci vuole una bella faccia tosta, e un'autostima prossima allo zero.

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